I segreti di Onophrio (quinta parte)

Alle quattro del pomeriggio la libreria del signor Walsh era deserta. Una luce soffusa filtrava dalle finestre vecchie e opache e, dove arrivava, evidenziava i contorni di qualche filamento di ragnatela o svelava minuscoli granelli di polvere che ballavano nel vuoto. Le sagome dei libri, imprecise e a volte solo accennate, facevano, in qualche angolo in cui era preclusa la luce, un tutt’uno con l’oscurità. Ogni cosa era immobile e il silenzio regnava sereno, fino a quando un passo lento e stanco non si udì provenire dalla scala a chiocciola.
Onophrio scendeva dal piano di sopra con indosso un maglione marrone a collo alto, un paio di pantaloni dello stesso colore ma di una gradazione diversa, un paio di pantofole nere e, sorretti con entrambe le mani, quattro libri. Con lo sguardo distratto dai pensieri si portava verso l’ingresso ma, prima di riaprire il negozio, appoggiò i libri sul tavolo adiacente all’entrata ed estrasse un mazzo di chiavi dalla tasca; solo a questo punto si mosse per aprire la porta a vetri. Prima di girare il cartellino da chiuso a aperto fece un ampio giro con la testa e rimase ad osservare ciò che lo circondava. Ripercorse per un’istante i vent’anni di lavoro nella libreria, osò soffermarsi più del dovuto sui primi sei, ma fu costretto a non abusare di quel ricordo o il dolore che ne sarebbe scaturito sarebbe stato troppo grande da contenere, ed egli sapeva molto bene che se avesse continuato, avrebbe rischiato di esserne nuovamente fagocitato.

Il libraio tornò in sé immediatamente, inspirò rumorosamente con il naso e, freddamente, come se quel ricordo non avesse già messo in atto tutta una serie di stati d’animo, si diresse verso il banco e, tornatogli in mente di aver lasciato i libri vicino all’ingresso, fece dietro front. Nell’atto di sollevare i libri dal tavolo diede un’occhiata fuori dalla porta a vetri e notò con piacere che aveva smesso di piovere ma che, sfortunatamente, si era alzato il vento. Onophrio si allargò moderatamente il collo del maglione, diede un’altra inspirata di muco e andò a sistemare i libri al loro posto. I suoi passi rumoreggiavano sopra il parquet e solo nei pochi punti in cui era stata sistemata la moquette il rumore veniva assorbito dal tessuto. L’uomo si portò dietro il bancone, prese il catalogo delle novità editoriali e si preparò ad ordinare tutti i libri che erano usciti in quella settimana. La campanella della porta suonò.
«Oh sì,» disse una voce femminile proveniente dall’ingresso «sarà certamente contento, ne sono certa!»
«Sei sicura che non sia troppo grande per questi libri?» le domandò una voce maschile.
«Non dire sciocchezze, Edward, ha dodici anni, è ancora un bambino!» rispose la donna.
«Insomma…dodici anni mi sembrano davvero troppi per questi libri e, comunque, sono quasi tredici» insistette l’uomo.
«Ma caro, il nostro bambino…ama questi romanzi. Li adora. E non fa che chiedermeli, te lo posso assicurare. Ah, ma cosa ne vuoi sapere, tu che sei sempre in giro per lavoro!»
«Non ricominciamo con questa storia del lavoro, ne abbiamo già parlato!»
«Certo, certo…» lo liquidò la donna
Onophrio alzò leggermente il capo per osservare la coppia appena entrata e si meravigliò di quanto sembrassero più giovani rispetto al loro timbro di voce. La donna, con indosso una giacca color viola acceso, un cappellino alla francese dello stesso colore e una borsetta blu elettrico, aveva i capelli castano chiaro e due occhi verdi accesi su una carnagione chiara, mentre l’uomo – probabilmente suo marito, – era vestito in giacca e cravatta che emergevano dal trench aperto. Con i capelli e gli occhi dello stesso colore della donna, l’uomo le si avvicinò e le diede una gomitata per richiamare la sua attenzione, facendole notare che il libraio li stava osservando. Onophrio, però, dopo qualche istante, si rimise a leggere il catalogo. Con il sorriso sulle labbra, la donna si avvicinò al banco.
«Il nostro angioletto compie tredici anni la settimana prossima e vorremmo regalargli un libro. Io sono certa che lui non veda l’ora di leggere… »
«A tredici anni è già ora che decida da solo, cosa leggere!» la interruppe Onophrio, senza staccare gli occhi dal catalogo. La donna fece un rapido movimento di sorpresa schioccando ritmicamente le ciglia, rimase in silenzio e si voltò con sguardo interrogativo verso il marito, poi riprese a parlare.
«Forse non ha inteso bene cosa ho detto…» ma in quel momento si sentì suonare nuovamente la campanella della porta.
«Ho capito perfettamente» la interruppe ancora Onophrio, ignorando la campanella ma sollevando, questa volta, il viso dal catalogo e volgendo lo sguardo verso la coppia.
«E sentiamo, che libro vorreste comprargli? Fate alla svelta. Qualunque cosa deciderete di prendergli,» si fermò un secondo «andrà bene. Ma se il “bimbo” deciderà di cambiare o se capirete che non fa per lui, non tornate qui a cambiare il libro, vi avverto! Vi consiglio, dunque, di accertarvi che quello che avete deciso di regalargli gli sia davvero gradito»
«Ne sono certa!» disse entusiasta la donna «Io e il mio bambino abbiamo gli stessi gusti!»
L’uomo a fianco alla donna fece un leggero movimento del capo, come di rassegnazione e aggiunse:
«Perché non dici al signore cosa vogliamo prendere a David, così possiamo togliere il disturbo!»
«Le avventure di Pinocchio!» sentenziò la donna « Adoro questo libro e…» diede un’occhiata torva al marito «avevo la sua età, quando l’ho letto la prima volta!»
«E sia!» disse Onophrio «Lo trovate nella sezione ragazzi, infondo a sinistra» e, continuando a discutere tra loro, la coppia si diresse verso l’ala indicata loro dal libraio.
«Ogni lettore ha diritto di non finire i libri, scrive Daniel Pennac.» Onophrio guardò immediatamente verso l’ingresso per capire chi avesse pronunciato quella frase.

(continua)

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