L’equivoco (seconda parte)

Schiantatosi nella materia, si lasciò assorbire, diventando così un tutt’uno con essa. Cominciò a nutrirsi di tutto ciò che poteva sfamare il suo istinto famelico che improvvisamente si era sviluppato. Come un neonato assetato di latte materno si scoprì desideroso di nutrimento e di essere appagato. Sensazioni mai provate prima erano adesso divenute impellenti e irrinunciabili. Si trascinò, aggrappandosi alla materia stessa che lo circondava e che aveva deciso di accoglierlo dove nessuno era mai arrivato, beffandosi di chi l’aveva precedentemente cacciato. Ma la massa rovente che tremava e che con voce stentorea faceva udire la sua presenza, non aveva ancora trovato pace e, senza timore, osò scavare fin nelle profondità della materia. Oltrepassando le barriere naturali e infischiandosene dei limiti impostigli, abbracciò i luoghi più oscuri, portandosi dietro colui che era diventato l’anfitrione stesso.

La luce era divenuta un ricordo lontano. L’oscurità pulsava di vita e, accartocciata su se stessa, si nutriva della sua stessa natura, e colui che ne era divenuto il legittimo padre se ne gloriava e compiaceva perché in essa stessa aveva trovato la sua vocazione e la nuova ragione di esistere.
Un’esistenza, questa, che sarebbe durata a lungo, fino a quando quella stessa pancia in cui era finito e che aveva scelto di portarlo a gestazione non avesse deciso di espellerlo, costringendolo a guardare fuori.

Ma il mondo, fuori da quel ventre, non era diverso dall’interno e colui che si era trovato in quella situazione decise di tornare, e di attendere fino a quando i tempi non sarebbero stati più maturi. Ma la maturità che egli immaginava non sarebbe arrivata presto così egli si dimenticò di se stesso e si perse tentando di acciuffare frammenti di quella possibilità che gli era stata negata e strappata con forza. La sua fame erose i pensieri, costringendolo a divorare il passato per poterlo espellere definitivamente e accogliere il cambiamento. La sua natura non sarebbe mutata, la sua funzione sì. Strappò via la crosta che lo circondava, pezzo dopo pezzo, liberò le catene che lo legavano, la storia che lo accompagnava e il velo che copriva l’esistenza venne definitivamente e consapevolmente squarciato: era libero. Ora aveva la possibilità di conoscere. Era pronto ad accettare ciò che sarebbe accaduto. Il suo pensiero si dilatò a dismisura occupando tutta la crosta e tentando di assorbire più che poté il sapere che avvolgeva quel mondo embrionale. La sua sete di conoscenza si insinuò tra gli anfratti più oscuri e i passaggi più angusti, si intrufolò tra le crepe della materia ed emerse fino in superficie ma di qualcosa o qualcuno che fosse uguale a lui non vi era traccia, così egli non si perse d’animo e imparò a cibarsi della sua stessa solitudine perché questa gli avrebbe dato forza e la spinta per poter sopravvivere.

(continua)

Contrassegnato da tag , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: