La Macchina (prima parte)

Un’angoscia funesta, di quelle che ti svegliano di notte, che ti avvolgono e non fanno respirare, obbligò Margherita Solinas ad aprire gli occhi e a mettersi seduta. Sebbene avesse un sonno pesante e difficilmente si svegliasse durante la notte, si vide costretta ad alzarsi e ad affacciarsi alla finestra con il cuore in gola. Il cielo era stellato e una delicata brezza marina le rinfrescava il viso sudato. Il respiro era pesante e il volto angosciato. Margherita non sapeva quale fosse l’origine di così tanta ansia ma non aveva dubbi su ciò che avrebbe dovuto fare, e non attese oltre. Indossò i pantaloni appoggiati sulla spalliera della sedia, la maglietta che aveva appallottolato e lanciato sulla scrivania, agguantò gli infradito e si diresse verso l’ingresso in punta di piedi. Prima di uscire si voltò verso la camera dei suoi genitori e di suo fratello poi ruotò lentamente il pomello della porta, la aprì e uscì.
La macchina
, grande, pulita e in attesa, era parcheggiata di fronte all’ingresso del giardino. Margherita vi si accostò lentamente, senza mai distoglierle lo sguardo. Quando mancavano solo pochi centimetri, si aprì uno sportello e lei vi entrò. Non successe nient’altro. Dopo qualche secondo la macchina mise in moto e si allontanò dalla casa sotto lo sguardo incredulo di alcuni vicini nottambuli.

(continua)

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