La macchina (quinta parte)

Riavutasi dal malore, Carla si alzò dalla sedia, quindi, ringraziando di cuore Peppino e Vittoria, si allontanò dalla loro casa, con tutto il seguito appresso. E adesso? Si disse, e si diressero con il capo chino verso casa dei signori Maxìa, come se questo potesse servire a qualcosa. Il sindaco si asciugava la fronte con un fazzoletto, e i due poliziotti si erano levati il cappello che li stava facendo scoppiare di caldo la testa.

Assunta Murru aveva molto da fare e con sorpresa di tutti – non era infatti normale che decidesse di non impicciarsi di qualcosa fino alla fine – lasciò il gruppo e, insieme a suo marito, rincasò. Come ogni domenica doveva preparare il pranzo per tutta la famiglia e, la sua, era una famiglia numerosa: quattro figli, con prole. Il pranzo era già fatto, intendiamoci! Il sugo alla campidanese era solo da scaldare, l’arrosto era già nel forno, bisognava solo buttare la pasta. I signori Murru non mangiavano mai prima dell’una e mezza, e nessuno dei quattro figli si sarebbe fatto vedere prima dell’una e venti; ne erano certi! Assunta guardò l’orologio, era mezzogiorno e un quarto. Efisio Murru non disse una parola riguardo alla decisione di mollare gli altri, aveva lasciato parlare sua moglie, non aveva aggiunto mai nulla al racconto riguardo Margherita, così gli era stato detto di fare da Assunta: “lascia parlare me!”, e così aveva fatto. Sempre così, faceva. D’altronde, che importanza poteva avere sapere che, affacciato alla finestra della sua stanza, ad osservare tutta la scena, quasi inebbetito, c’era anche Giulio, fratello più piccolo di Margherita? Nessuna.

Carla, entrata in casa, crollò sul divano. Era esausta. Perché stava succedendo proprio a lei? Perché? Cosa aveva fatto Margherita? Cosa aveva chiesto? Perché se n’era andata? Ogni domanda era come un pugnale trafitto alla base dello stomaco; non la lasciava respirare. Sarebbe certamente morta se non avesse trovato al più presto una soluzione. Guardò il sindaco che, nel frattempo, aveva congedato i due poliziotti e che, nonostante l’orario, aveva deciso di non lasciare da sola la famiglia Solinas.
«Si fermi a pranzo da noi» disse Carla, ostentando una tranquillità che non aveva. «Almeno avremo qualcuno con cui parlare». Tarcisio Cossu annuì e ringraziò. Cosa poteva fare anche lui, se non sostenere quella disgraziata! Tutti avrebbero saputo che Carla Maxìa aveva chiesto espressamente qualcosa alla macchina e che, per la prima volta in assoluto, la macchina non aveva risposto. Tutti. Ne era certo!
La sera stessa, Matteo Murgia, rincasato di buona lena, stanco e decisamente provato, come temeva Assunta Murru e come predetto dal sindaco, raccontò l’accaduto a suo padre il quale ne discusse con sua moglie, Gabriella Caria, che non vide l’ora di spifferare tutto alle sue amiche più intime! La macchina non aveva risposto alle richieste di qualcuno e in particolare a quelle di Carla Maxìa: la notizia si propagò alla velocità della luce.
La mattina dopo Giuseppina Tidu, madre di Cinzia (compagna di classe di Giulio Solinas), osservò la macchina con occhi diversi. Aveva domandato, sempre con la cortesia che la contraddistingueva, un piccolo regalo
– a nome della famiglia Tidu –da fare a Giulio, che avrebbe consegnato a sua madre. Era il minimo che poteva fare. Che altro, se no? Giuseppina, udito il suono della macchina, si portò verso il veicolo e senza volerlo si specchiò nel finestrino oscurato, osservò il suo volto riflesso nel vetro e, forse perché qualcosa attirò la sua attenzione o forse per le voci che aveva sentito, o forse perché così doveva accadere, si domandò, per la prima volta, dopo decenni di richieste, di desideri e bisogni esauditi, chi guidasse quella macchina. Chi diavolo fosse il conducente di quel veicolo che esaudiva ogni più piccola necessità di ogni abitante di quel paese. Che origine avesse quella macchina da sempre conosciuta. Ma prima che Giuseppina potesse darsi qualche risposta, si aprì lo sportello del baule e la donna potè prendere il presente da consegnare a Giulio. Mezz’ora dopo Giuseppina appoggiò un bacio sulla fronte a sua figlia e la consegnò al vicino di casa perché la accompagnasse al parco. Cinzia non era più in sé nella pelle, voleva vedere Giulio!

(continua)

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