Il bianco e la sete (seconda parte)

L’oliveto sembrava il bosco incantato: candido, confuso, morbido, con le fronde degli ulivi completamente ricoperte di neve e solo il rumore del vento che spingeva giù i fiocchi. Le voci dei nuovi arrivati si confondevano con le folate di vento e venivano assorbite subito dal bianco, e tutto acquistava un respiro soffocato. Non si poteva camminare se non ci si addentrava con cautela. Mezzo metro. Tanta, ne era scesa. Efisietto era euforico. Ai signori Congiu non vennero in mente altri posti in cui andare per sprofondare nel bianco. Nessuno che fosse tanto vicino come l’oliveto di Via Dettori, nella prima periferia del paese. Nessuno. Forse San Gemiliano, la chiesa campestre, ma no: troppo lontana, troppo pericoloso muoversi con la macchina, meglio stare vicini e incamminarsi a piedi. L’oliveto era perfetto.

Le palle di neve saettavano da una parte all’altra, senza tregua. Efisietto colpiva suo fratello che rispondeva a dovere. Si erano uniti alla famiglia anche i cugini Elena e Matteo Angioni con i relativi genitori. “Dobbiamo fare tutte le cose che si fanno con la neve e che si vedono in televisione, nei film e nei cartoni animati”, si erano detti. Erano tante, forse non sarebbero riusciti a farle tutte. Ma iniziare con una guerra fatta di lanci e di palle schivate era una buona idea. Giuseppe Angioni, detto José, padre di Elena e Matteo, immortalava ogni istante con la sua Polaroid nuova e stava attento a scansare i lanci fuori controllo. La meraviglia e la contentezza sembravano esageratamente grandi perché potessero essere contenute nel cuore di Efisietto. La neve, che spettacolo! Che regalo! Che tutto! In un paese in cui pioveva poco e non faceva davvero freddo, la neve era un miracolo. Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe arrivata; insieme alla sete! Efisietto prese la neve e la mise in bocca per placare l’arsura che era tornata a tormentarlo.
«Cosa fai?» domandò suo fratello. «Mangi la neve?»
«Ho troppa sete» rispose lui «Troppa!».
«Mamma, Efisio mangia la neve!» riferì subito Diego Congiu a sua madre.
«Perché?» rispose lei «La sete? Ancora?». Diego annuì. La sete.
«Non sarà malato?» insinuò Caterina a voce alta, in piedi, a fianco a sua sorella Speranza. «Mamma è solo sete» ci tenne a precisare Efisietto. «Sarà la neve!».
«Che la neve faccia venire sete mi giunge nuova» replicò subito sua madre. «Tu hai qualcosa!». Diego rimase a bocca aperta, e subito lo colpì una palla di neve.

(continua)

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