Archivio mensile:agosto 2012

Il bianco e la sete (terza parte)

Tzia Adalgisa, nonna di Efisietto, era seduta di fronte alla stufetta a legna, al centro dell’andito di casa. Con le mani quasi attaccate al ferro rovente, si riscaldava dal freddo che arrivava da fuori. Non c’erano altre fonti di calore, nessun termosifone, nulla, se non la stufa a legna. Seduta con lo sguardo rivolto verso l’esterno, la donna osservava i fiocchi che si appoggiavano sul cemento. Poteva vederli chiaramente attraverso la grande vetrata che occupava tutta la parete che si affacciava sul cortile, e anche se la pianta di limoni era piazzata proprio di fronte, non impediva la visuale. L’anziana donna trascorreva il suo tempo guardando la televisione, tagliando bucce di arance da mettere sopra la stufa e cambiando la legna di tanto in tanto. Era vedova, da molti anni, ma la sua vita antecedente la morte del marito non era diversa da quella attuale. Tzia Adalgisa prese un tizzone e lo inserì con forza dentro l’imboccatura. Il meccanismo della stufa era semplice: dall’alto si inserivano i pezzi di legno, che andavano a finire sul fondo dove prendevano fuoco e, trasformati in brace, finivano dentro un cassetto in ferro alla base della stufa. Quando il cassetto era pieno lo si poteva estrarre e pulire.

Non era la prima volta che Tzia Adalgisa vedeva la neve e, certamente, qualcuno sarebbe sbucato dal portone di casa sua e si sarebbe fiondato a giocare in cortile. I suoi numerosi nipoti sarebbero a poco a poco convogliati tutti in casa sua, ne era certa. E allora la pace surreale che avvolgeva la sua casa sarebbe terminata. Suo marito, se fosse ancora vivo, le avrebbe certamente rimproverato un pensiero simile: lui adorava i nipoti. Lei, invece, restava fredda: poche carezze, poche parole dolci, ogni gesto era pesato, ben controllato. Non c’era spazio per eccessive sdolcinature, non c’era spazio per nessun tipo di eccesso. Il suo viso era sempre teso e serio, e raramente si lasciava andare a qualche sorriso. Tzia Adalgisa ruotò la testa verso destra e verso sinistra, la casa era vuota e non arrivava nessun rumore dall’esterno. L’incongruenza del suo sentire con il suo agire le dava da pensare. Che fosse incapace di dare affetto? O forse il cordoglio della vita si era talmente radicato nelle sue viscere da impedire ogni possibilità diversa? A una vita di stenti e di sofferenza non era seguita una vecchiaia più morbida. L’amarezza non aveva lasciato spazio a un sapore diverso, anzi. La donna, stanca di quel perenne pensiero, si alzò e mosse qualche passo verso la vetrata. La neve. Anch’essa faticava a riconoscere ciò che aveva di fronte. La neve aveva cancellato ogni memoria del paese e tutto era divenuto impreciso. Nonostante il caldo di casa non fosse eccessivo, fu comunque sufficiente per appannare gran parte dei vetri, ma questo non le impedì di notare due figure, seguite da una terza, fiondarsi dentro il cortile di casa e inscenare una battaglia di neve agguerrita e con tanto di colonna sonora. Tzia Adalgisa aprì la porta.
«Fate attenzione a non cadere! E non bagnatevi!» urlò. Ma Efisietto, Diego e Matteo non diedero ascolto alle raccomandazioni della nonna. «Caterina, non farli correre» insistette Adalgisa con la figlia più grande, che era entrata pochi istanti dopo.
«Mamma, devo legarli? Lasciali giocare: c’è la neve!». L’anziana rientrò in casa e indossò il cappotto, poi uscì, chiuse la porta dietro di sé e si fermò fuori con gli altri.
«Nonna entro dentro», disse improvvisamente Elena «ho freddo».
«Non toccare niente!» precisò subito la donna.
«Mamma,» disse Caterina, voltandosi verso l’anziana «prima di andare via ti lascio Efisio, che devo portare Diego dal dottore».
«Che non tocchi nulla, però!» puntualizzò Adalgisa.

(continua)

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Minoranze rumorose

Minoranze molto aggressive.

Così vengono definiti da Famiglia Cristiana i cittadini che chiedono che venga loro riconosciuta la possibilità di avere un’unione che trascenda la formula del matrimonio classico. Sì, come se questo “topolino di fatto” (così viene denominata questa minoranza) non abbia il diritto di essere ascoltato solo perché è una porzione di popolazione, una percentuale rispetto alla totalità. È chiaro come il sole: per Famiglia Cristiana, le opinioni, i bisogni e quindi i diritti, se non sono espresse della stragrande maggioranza delle persone, non hanno valore; non sono degni di essere ascoltati. Questa esigua porzione di stato ha solo doveri. Nessun diritto!
Ma la sfacciataggine di questo giornaletto settimanale non ha fine, perché più avanti afferma:

«Si discuterà molto, nei prossimi mesi, di tutela giuridica delle unioni di fatto, eterosessuali od omosessuali. Dei loro diritti e, forse, anche dei loro doveri (sempre evanescenti!)».

Avete letto bene: sempre evanescenti! Famiglia Cristiana, dopo anni e anni che le coppie conviventi (e soprattutto i gay) pagano le tasse e permettono, dunque, – grazie ai loro soldi – di far andare a scuola i figli delle coppie sposate, di mantenere con l’otto per mille la sopravvivenza dei preti, di finanziare le scuole private, si prende la libertà di affermare una cosa del genere. Dopo – insomma – una valanga di doveri e nemmeno uno straccio di diritto, accusa questa minoranza di avere dei doveri sempre evanescenti. Di non portare avanti il proprio compito di onesti cittadini! E per difendere questa ignobile menzogna cosa afferma? Quale scusa estrae dal cappello? Che ci sono tante situazioni familiari di cui i servizi non si prendono minimamente cura. Che ci sono dieci milioni di coppie coniugate con figli, e che il comune e lo stato non stanno facendo niente per loro.  Annuncia che ci sono altri problemi più urgenti. La solita filastrocca! Come se la colpa di tutto ciò fosse dei gay o delle coppie che non vogliono sposarsi. Come se l’acquisizione di un diritto da parte di una minoranza significhi in automatico la perdita di diritti da parte della maggioranza. Come se l’assunzione di possibilità per una fetta di cittadini con uguali diritti e doveri porti automaticamente all’esclusione di diritti da parte del resto. Come se insieme a questo passo avanti di civiltà non si possa aggiungere nient’altro. D’altronde anche l’adeguamento ai Paesi dell’Unione europea, per Famiglia Cristiana, è una ragione risibile.

Sì, è ora di finirla con queste false battaglie di civiltà che premiano solo minoranze rumorose . Non sta qui la civiltà.
Questi gay cosa vogliono? Che la smettano di domandare diritti, che la piantino di avere dei bisogni! Il loro compito in questo mondo è di lavorare e mantenere i bisogni degli altri con i propri soldi! Stop! Ma io, a Famiglia Cristiana, inizierei a domandare se non sia il caso di proporre l’eliminazione di alcuni diritti fondamentali anche ad altre minoranze: handicapati, famiglie che mandano i figli nelle scuole private, preti, suore, ecc. Cosa ne pensa? Sono tutte minoranze e come tali non hanno diritto ad avere diritti!

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