Al quarto giro

Mi è successo nel pomeriggio, e credo di essermi accorto di lui al quarto giro.
Ero intento a leggere Il mestiere di scrivere di Raymond Carver, un libro che ho divorato. Un testo prezioso per chiunque abbia il sogno di scrivere qualcosa di importante. Ero lì, seduto su una panchina nel parco dietro casa mia, sul ciglio del percorso pedonale, e lui è passato talmente vicino che una goccia del suo sudore è andata a finire sul mio ginocchio scoperto. Come poteva non esserlo (scoperto), c’era un caldo infernale e per essere il 6 di settembre, potete credermi, era un caldo infernale. Io non vado mai a leggere al parco, è una cosa che non sopporto. Al parco ci sono le persone che vivono come se fossero da sole in questo mondo. Parlano a voce alta come se tutti fossero sordi. E poi ci sono i bambini…al parco ci sono i bambini. No, non è il posto adatto per leggere, il parco.

Alla fine di Orientarsi con le stelle ho sentito quella sensazione di bagnato che sai non essere tua, e ho alzato lo sguardo. Una goccia era arrivata sul mio ginocchio. Credo di essermi bloccato in quel momento. Il ragazzo mi ha sorpassato velocemente e ha continuato la sua corsa, è andato dritto, e mi sono ritrovato a seguirlo con lo sguardo e a posare gli occhi sui suoi polpacci ben definiti. Ma poi è scomparso, ha girato l’angolo e ha continuato a correre. Io sono tornato al mio libro e più leggevo più rimanevo esterrefatto dalla passione dello scrittore. La sua visione del mondo, la sua storia, le sue pause, i suoi problemi…mi rispecchiavo totalmente in lui e condividevo completamente ciò che lui considerava scrittura creativa. Ero completamente preso, ma tra una riga e l’altra, non so perché, attendevo che ripassasse il ragazzo di prima. Lo stavo aspettando. Finito il capoverso, ho sentito qualcuno correre verso di me, l’ho guardato di sbieco, era lui. Credo che mi abbia guardato anche lui. Sì, ho avuto quella sensazione. Mi ha guardato. Di nuovo.

Ho ricominciato a leggere quasi subito, ma nello stesso istante inizio a percepire qualcosa di strano. Sento che la concentrazione si affievolisce. Alzo gli occhi, per poi riabbassarli immediatamente. Leggo ancora qualche riga ma dopo qualche istante inizio a guardarmi attorno. Più in là, su una panchina, due donne conversano tra loro. Una è rivolta verso di me, sembra che mi guardi ma in realtà parla con l’altra. La donna è bionda e con due occhi antipatici. Mentre parla con l’amica continua a gettare sguardi fugaci verso di me. No, parla con l’amica.
Abbasso ancora gli occhi e ricomincio a leggere, ma mi viene in mente che da un momento all’altro sarebbe passato il ragazzo. Mi volto e passa proprio in quel momento. Questa volta, non faccio nemmeno finta di guardarlo distrattamente e comincio a fissarlo. Lui ricambia ma passa dritto con il suo respiro veloce, con lo sguardo concentrato, i capelli biondi bagnati, il sudore che gli cola dalla fronte, la canottiera umida e i muscoli tirati. Mi guarda di sottecchi. Ripasserà!, mi sono detto. Devo solo aspettare che faccia il giro e potrò guardarlo ancora. Infilo il dito in mezzo alle pagine del libro e respiro profondamente. Ripenso a ciò che ho letto e provo a non pensare al ragazzo che corre. Il caldo adesso dà meno fastidio, e intanto un vecchietto si siede sulla panchina opposta alla mia. Mi innervosisco, come ogni volta che qualcuno si siede vicino a me. Con tutte le panchine…, mi dico. Proprio in questa…va be’! Mentre osservo il vecchietto riecco il ragazzo. Lo fisso e lo seguo con lo sguardo, ma noto che il vecchietto ha osservato tutta la scena. Distolgo lo sguardo da lui e riapro il libro. Per colpa di quel vecchio ho perso il passaggio del giovane. Il ragazzo fa finta di niente e continua a correre come se niente fosse. È già oltre. Gira l’angolo, come se io non fossi lì e non bramassi di rivederlo. La donna dai capelli mi guarda e sorride con la tipa che ha di fronte. Non c’è proprio nulla da ridere, mi dico. Bah, saranno fatti suoi!

Basta. Decido che avrei smesso di leggere e che mi sarei concentrato sul ragazzo certamente sarebbe passato ancora. Intanto arrivano altre persone che fanno jogging, ma non mi interessano. Mi importa solo di lui. Forse avrei potuto fare di più per farmi notare. Alzarmi in piedi, che ne so! Stirarmi o fare qualche movimento importante. O addirittura mettermi a camminare seguendo il suo percorso. Certo!

Chiudo definitivamente il libro e mi alzo in piedi. Con andatura lenta – molto lenta, – mi avvio. Guardo l’orologio e penso che da un momento all’altro avrei sentito il suono delle scarpe sull’asfalto avanzare verso di me. Sarebbe arrivato da dietro e mi avrebbe sorpassato. Avevo il batticuore. ero emozionato. Sì, avevo il batticuore per una persona che nemmeno conoscevo, Dio santo! Il sole stava calando e si stava bene. Cammino ancora ma il sole cala troppo in fretta. Io cammino, sempre nella stessa direzione. Avrei potuto richiamare la sua attenzione con una scusa, penso. Idea perfetta. Una scusa. Cammino ancora e ripenso al sudore del suo viso e ai capelli bagnati. Agli occhi neri e ai muscoli tirati. Alle gambe forti e al viso concentrato. Un brivido mi sale dal fondo della schiena. Cammino ancora e non mi fermo, ma il sole si abbassa e quasi non si vede più. Non si vede più.

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