Archivio mensile:febbraio 2014

La finta montagna

Non sempre è salutare passeggiare in un parco, spesso si incontrano persone sgradevoli e talora, queste persone, armeggiano per procurare dispiacere a chi ha la sfortuna di imbattervisi.
Lo fanno per loro puro piacere, o per trarne profitto a breve termine ma a durata altrettanto misera. Intascano ciò che possono e perdono il futuro. Si accompagnano ad altri per non restare soli, si accomunano ai più bassi individui perché l’abisso necessita di un sostegno per essere raggiunto. Sono persone grette, che credono in una superiorità apparente, e che resta tale solo se accompagnata. Sono nullatenenti nel senso più letterale che si possa pensare.

Tuttavia, per quanto possa sembrare assurdo, ci sono persone anche peggiori di queste, talmente misere da essere deprecabili. Questa gente estrae piccoli granelli da ciò che possiede e prova a costruire una montagna. Ma la sabbia non è sufficiente perché una montagna possa elevarsi alta e maestosa, dunque non resta altro che ingrandire ogni singolo granello. Ma per compiere una tale operazione non è pensabile agire sul granello stesso, perché questi miseri individui sanno bene che ciò è impraticabile. Costoro, però, sono scaltri e agiscono con facilità su loro stessi fino a convincersi del contrario. Lavorano sodo perché ciò avvenga, agiscono sul loro sguardo e sul loro pensiero, ingrandiscono la lente di ingrandimento, si avvicinano fino a tal punto da persuadersi della realtà di ciò che hanno davanti.

Eppure, credere che il proprio misero granello sia in realtà una montagna non è sufficiente perché questa resti tale per sempre, è necessario che le montagne vere vengano fatte crollare. È essenziale che ogni singolo monte venga smantellato accuratamente. Bisogna che il misero si armi di scalpello e colpisca le basi della montagna. Il misero sa è che sufficiente battere spesso e ripetutamente, sa che non può permettersi di fermarsi e che qualora accadesse, sarebbe la fine.

Ma non tutte le montagne sono facili da far crollare, alcune sono troppo solide, altre troppo alte, altre ancora lontane, sconosciute. Bisogna individuare quelle fragili, quelle che sono alte ma facilmente raggiungibili, quelle a potata di mano. Una volta determinate, si può partire con lo smantellamento: colpo dopo colpo, solco dopo solco, fino a quando ogni singolo buco non si fonde con l’altro e diventa una crepa tale che il versante della montagna comincia a vacillare.

La vittoria è prossima e il misero sorride perché la montagna che ha di fronte comincia a cedere, perché sa che basterà ancora poco prima che il crollo sia definitivo. E quando la montagna sarà crollata, sarà ridotta in macerie e la polvere si alzerà alta, è probabile che un granello di ciò che prima era maestoso si allontani, voli in alto e arrivi a posarsi sulla mano del misero, che finalmente potrà vantarsi di avere una montagna.

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