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La macchina (sesta parte)

Il sole era alto e caldo e Tarcisio Cossu, sindaco integerrimo, meditava sugli ultimi avvenimenti. Sulla possibilità di convocare un consiglio straordinario, o addirittura sull’opportunità di radunare un’assemblea plenaria che coinvolgesse tutta la popolazione. Aveva sentito Carla Maxìa al telefono nonostante fossero passate davvero poche ore da l’ultima volta che l’aveva vista, ma questa storia tremenda della scomparsa della povera Margherita aveva deciso di non dargli pace, di non lasciargli tregua. In anni e anni di mandato pubblico non gli era mai capitata una cosa simile; una sparizione, addirittura! Qui, nel suo amato paese, sempre sereno, sempre soleggiato, sempre avvolto dal profumo di macchia mediterranea, con il mare a due passi, con la brezza che accarezzava le loro case ogni santo giorno, con la pace di chi aveva tutto, con la consapevolezza della certezza. Un paese abituato ad ottenere ogni cosa perché la macchina era pronta ad esaurire ogni cosa. Avrebbe dovuto informare tutti i cittadini, dare una conferma ufficiale alle voci di corridoio che erano iniziate a scivolare odiosamente e pericolosamente tra i crocicchi del paese e nelle strade più impraticate. Mormorii che rischiavano di infangare il buon nome della famiglia Solinas, un passaparola che aveva dato il via ad una visione sporca della realtà, come se la colpa di tutto fosse della povera Carla, come se tutto quello che le era capitato non potesse capitare anche a ciascuno di loro. Era stato sufficiente un giorno perché tutto il paese venisse a sapere cosa era successo ma, a quanto pareva, le uniche persone che avavano visto qualcosa erano i signori Murru. Gli unici che avevano la possibilità di dare anche un’esigua informazione di ciò che era capitato a Margherita. Eppure, la possibilità che qualcun altro fosse a conoscenza di qualcosa iniziava ad accarezzargli la mente. Un piccolo tarlo si era insinuato nel suo cervello, e dalla notte appena trascorsa aveva iniziato a rosicchiare e a suggerirgli di domandare, di andare in giro per le case delle famiglie vicine a quella di Margherita e informarsi, perché non si sapeva mai, non si era mai certi di come le persone potevano reagire di fronte a certi avvenimenti. Gli venne in mente la reazione di Assunta Murru, la sua improvvisa dipartita dal gruppo, la sua fretta di lasciare l’epicentro di ciò che era accaduto, un atteggiamento che non era certo da lei e che nascondeva senz’altro qualcosa!

Tarcisio Cossu era consapevole della sua posizione, scomoda, impegnativa, importante. Lui aveva in mano le chiavi del paese e il pericolo che questo evento potesse degenerare. Lui doveva arginare ogni possibilità di disperazione o di sfiducia. A lui spettava il compito che tutto tornasse come prima; con o senza Margherita.

(continua)

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