Archivi tag: Elena

i colori delle parole (quarta parte)

Incuriosito da quella ragazza sconosciuta, Carlo si fece avanti e la salutò timidamente. La fanciulla aprì gli occhi di colpo e si scostò velocemente dalla sedia. Come se fosse stata colta in flagrante nell’atto di compiere qualcosa di sbagliato, si guardò intorno imbarazzata e, senza rispondere al saluto, si allontanò dalla festa. Il giovane non la rivide più per diverso tempo fino a quando, terminata la festa e lasciatolo solo con sua madre, era uscito a buttare fuori la spazzatura. Con il viso in penombra, la ragazza se ne stava di fronte all’ingresso di casa sua e sembrava in attesa.

«Stai aspettando qualcuno?» domando Carlo, voltandosi da una parte e dall’altra della strada.

La ragazza fece di no con la testa e accennò un sorriso. Poi tese la mano verso le buste dell’immondizia, come per offrire il suo aiuto. Carlo restò senza parole a fissare quella mano, poi, come se quel gesto fosse naturale, le allungò una delle due buste e lasciò che lo aiutasse.

I due giovani percorsero il tragitto verso i cassonetti in silenzio. Carlo non tentò nemmeno di fare qualche domanda e la ragazza non aggiunse nulla a quel momento. Quando si ritrovarono nuovamente di fronte all’ingresso della casa di Carlo, lei si fermò e pronunciò il proprio nome tendendogli la mano. «Elena!» Lui ricambiò il gesto e le sorrise.

«Prima ti ho visto…» Lei lo interruppe appoggiandogli un dito sulle labbra. «Non dire niente. Ti prego!» Carlo la guardò stranito, ma annuì alla richiesta. Elena gli sorrise ancora. «Ti va di venire con me ad un concerto di musica classica?» gli domandò. Carlo restò in silenzio, poi inarcò le sopracciglia.

«Non è esattamente il genere di musica che ascolto» ammise. «Ma se ti fa piacere…»

Elena guardò un istante verso il cielo stellato. «Vorrei parlarti di me, proprio di me» gli confessò con voce un po’ tremante. «Ma posso farlo solo se accetti di accompagnarmi!»

Carlo rimase nuovamente in silenzio e ammise a se stesso che quella ragazza era davvero strana, così come lo era la sua richiesta. Non rispose subito. Si voltò indietro, verso casa, per controllare che sua madre non fosse uscita, poi guardò ancora la ragazza. «Va bene. Ti accompagnerò con molto piacere.»

Ma all’appuntamento non si presentò nessuno. Carlo restò ad aspettare di fronte al teatro comunale per quasi un’ora oltre l’inizio del concerto, ma di Elena nessuna traccia. Inutili furono i suoi tentativi di rintracciarla, nessuno era riuscito a dargli una benché minima informazione di chi potesse essere o dove vivesse. Eppure qualcuno doveva averle parlato della sua festa, non poteva esserci capitata per caso.

Passarono i giorni e così le settimane e i mesi e gli anni e in men che non si dica Carlo si ritrovò un giovane alto alle soglie dei diciotto anni, in procinto di organizzare la festa che lo avrebbe condotto alla maggior età.

Diversamente da quanto era successo cinque anni prima, Carlo invitò molti amici e compagni di scuola. Tra i presenti c’erano anche ragazzi e ragazze facenti parte del club di lettura al quale si era iscritto qualche anno prima: aveva imparato a godere di quella particolare capacità che aveva, e quale luogo era più adatto se non quello in cui le persone leggono e ascoltano! Ogni racconto, per lui, diventava un oceano di colori dalle tonalità e sfumature più svariate. Aveva imparato a lasciarsi avvolgere da quell’arcobaleno e allo stesso tempo aveva compreso che resistergli gli avrebbe causato solo dolore. Perché, dunque, sottrarsi a qualcosa che gli provocava piacere? Perché mai privarsene? Non era come tutti gli altri? Non importava, godeva di qualcosa in più. Ciò che solo anni prima lo aveva turbato e gli aveva insinuato il dubbio che non fosse normale, si era – adesso – trasformato in un’occasione per approfondire le sue passioni e gli stati d’animo.

La festa fu affollata e allegra. I suoi amici passarono una serata piacevole, senza farsi mancare qualche eccesso. Carlo trascorse la maggior parte del tempo intrattenendo gli ospiti, passando da una compagnia all’altra e stando molto attento che non venisse a mancare nulla. Passate le due di notte, il neo diciottenne accompagnò gli ultimi invitati alla porta e quando si voltò per rientrare in casa una voce alle sue spalle lo costrinse a voltarsi. Con i capelli lunghi, il trucco leggero ma evidente, una linea impeccabile e con qualche anno in più come lui, Elena se ne stava immobile con il sorriso sulle labbra. Carlo sgranò gli occhi, indeciso se colei che aveva davanti fosse chi pensava, e quando il suo cervello si mise finalmente in azione, balbettò una frase che suonava come un: “sei proprio tu?” .

(continua)

Contrassegnato da tag , ,