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Un paio di infradito

Un paio di infradito ed è fatta.

Cosa accade se a tua madre le si rompono gli infradito? Succede che spetta a te ricomprarli, e lo fai in un posto speciale. Ecco, entri dentro il negozio di mobilia giapponese, quello di sempre, ci resti pochi minuti, il tempo di indicarli e di pagarli, e sei di nuovo lì, dov’eri tanti anni fa. Succede che ti ritrovi. È facile ritrovarsi dove ci si è persi. È facile ricordarsi quanto in passato anelassi varcare i confini di una terra lontana a cui ti senti di appartenere, da sempre. Il Giappone. Ma come? È possibile sentirsi parte di un mondo così diverso, così distante, con una cultura millenaria e profonda? Non è possibile, o sì? Ma poi ti è chiaro, così come lo era già in passato. Perché sei consapevole che l’appartenenza non è solo fisica e materiale, è spirituale – che non è qualcosa di divino, ma di più intimo e di umano. Ti senti vicino a quelle persone che vedono il mondo come lo vedi tu: con quelle pause, con quegli attimi, con quelle sfumature, con quel silenzio. Ti senti amante di un modo di scrivere che sembra dipinto; perché in quella terra gli scrittori e i pittori creano allo stesso modo. Hai cercato tante volte di catturare quei momenti, e lo hai fatto come potevi, con la tua inesperienza, con il tuo tratto impreciso ma sincero. Hai cercato quel particolare, quel suono, quel rumore, quel respiro, quello sguardo, ma non l’hai mai trovato.
Ora rammenti perché smaniavi per quella terra con il sole incandescente. Ricordi perché volevi percorrere le sue strade, scalare le sue montagne, passeggiare per le vie delle sue città, conoscere i suoi abitanti e respirare le tradizioni di cui sono custodi. Ricordi i pomeriggi trascorsi immaginando che la vita fosse come quella dei personaggi in cui amavi perderti. Di come sognavi di approdare in quei luoghi, in quelle avventure. Di come speravi di poter indossare quella divisa, di passeggiare sotto i mandorli in fiore, di saltellare sulle pietre di un fiumiciattolo che attraversa il cortile di una villa, di camminare tra un
Matsuri e l’altro indossando un kimono, e infine di sostare su una panchina con il suono delle cicale in sottofondo.

Sono sufficienti un paio di infradito perché il mondo si riapra, e rinasca quel desiderio che credevi di aver perso. Quella terra è là, ferita ma sempre pronta ad accogliere. E tu sai che un giorno poggerai i piedi nella terra di Genji e guarderai il monte Fuji con i suoi occhi. Lo farai, ne sei certo.

 

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