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La macchina (seconda parte)

Quei vicini, gli stessi che la videro allontanarsi in piena notte, accorsero la mattina dopo in casa di Margherita attratti dalle urla della madre e dal suono delle sirene della polizia: la donna aveva trovato il letto della figlia vuoto. Tredici anni, era l’età di Margherita, e proprio il giorno del suo compleanno era sparita senza dare spiegazioni, senza far sapere dove sarebbe andata o cosa avrebbe fatto della sua vita. Ma qualcuno aveva visto la macchina e Margherita salirci a bordo.

I signori Murru si accostarono alla signora Solinas in silenzio, vergognandosi un po’ di se stessi perché non era certamente da buoni vicini un tale comportamento: non chiedere ad una tredicenne dove mai stesse andando a quell’ora della notte. Se solo gli abitanti del quartiere avessero saputo che loro avevano visto e che erano rimasti inerti! Ah! Se fosse successo, non avrebbero più avuto la faccia di farsi vedere in giro. Troppa sarebbe stata la vergogna. Mamma mia! Ma cosa avrebbero dovuto fare?…era la macchina! Timidamente guardavano la donna che parlava in lacrime ai poliziotti, poi spostarono lo sguardo verso l’ingresso della stanza della ragazzina e intravidero il letto disfatto. Il signor Solinas e il figlio più piccolo erano di fronte ad un altro poliziotto che prendeva appunti. Nessuno, da quanto si poteva capire, era al corrente di quali motivazioni potessero aver spinto Margherita ad uscire durante la notte, e certamente era da escludere che qualche estraneo fosse entrato in casa. Gli agenti di polizia erano disperati, non avevano mai avuto a che fare con qualcosa del genere e sinceramente non sapevano a quale santo aggrapparsi.

Carla Maxìa, sposata con Franco Solinas, aveva quasi quarant’anni e con la mano destra non faceva altro che asciugarsi le lacrime. A stento riusciva a comunicare con il poliziotto e più di una volta doveva fermarsi per prendere il respiro e per non rischiare di crollare. “No”, continuava a ripetere ai poliziotti, “lei non sapeva nulla, non aveva litigato con la figlia, non avevano discusso, andavano d’amore e d’accordo. Oggi avrebbero festeggiato il compleanno tutti insieme”, insisteva. Non sapeva più come spiegarlo!

I signori Murru fecero un giro per la casa, avevano paura di dire ai genitori di Margherita che sapevano cosa aveva fatto la loro figlia la notte appena trascorsa, che erano a conoscenza con quale mezzo si era allontanata, ma forse proprio quel sapere era la causa dell’indecisione. Erano in dubbio se intervenire, perché l’imbarazzo era davvero troppo. La macchina, continuavano a ripetersi. Ma come? Una sottile convinzione che non fosse compito loro informare la polizia di ciò che era successo si insinuò nella loro mente. Certo, se Margherita aveva deciso di entrare dentro la macchina…be’, un motivo doveva esserci. Un perché! Che diritto avevano loro di mettere in discussione la decisione del guidatore. Era la macchina! Assunta Murru restò incollata al suo posto con lo sguardo colmo di fastidio per ciò che sapeva, con un dolore amaro e profondo nei confronti di Carla e con il pensiero rivolto a Margherita. Cosa doveva fare? Concedersi al pubblico ludibrio o cercare di lenire in parte la sofferenza di questa povera donna? Perché se avesse parlato, lo sapeva, il poliziotto avrebbe preso appunti. Conosceva bene quel ragazzo, figlio del dottor Murgia, medico curante di lei e di suo marito, che certamente ne avrebbe parlato con suo padre che, a sua volta, avrebbe raccontato tutto alla moglie, Gabriella Carìa. Quella donna era peggio di un altoparlante e avrebbe spifferato tutto certamente. Be’, Assunta Murru si morse un labbro inferiore, il dolore era troppo grave perché osasse solo pensare di tacere. Di fronte a Carla Maxìa, una delle sue vicine più care, che era sempre stata pronta quando lei aveva avuto bisogno di qualcosa e…Margherita, delicato fiore amato da tutti…no, la signora Murru non poté esimersi. Fece cenno al marito di avvicinarsi e chiese il permesso di intervenire.

(continua)

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