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Un…rimedio per la vita (terza parte)

Jacopo si portò più in su gli occhiali che, intanto, erano scivolati a metà naso, e trasse un profondo respiro. Poi si alzò stancamente dalla sedia e si diresse verso un piccolo frigorifero, lo aprì, estrasse un quarto di una forma di formaggio e la appoggiò sul tavolo, tornò su suoi passi ancora una volta e dall’interno di un piccolo sgabuzzino prese una bottiglia di vino rosso.
«Gradisce?» domandò a Rimedio, accennando ad un movimento con la mano e mostrandogli la bottiglia.
«Molto gentile!» rispose lui, sorridendo delicatamente.

Jacopo aprì il cassetto sotto il vecchio tavolo della cucina e ne estrasse un coltello con il quale tagliò un pezzetto di formaggio che porse al dirimpettaio, invitandolo ad assaggiarlo. Prese un apribottiglie e stappò il vino. Dopo si trascinò ancora verso una mensola e prese due bicchieri, versò il vino in entrambi e ne allungò uno all’uomo.
«Si chiama Monica, non pensa che si sposi perfettamente con questo formaggio?» domandò Jacopo, dopo aver sorseggiato due dita di vino.
«Sicuramente!» rispose senza dubbi Rimedio e, preso in mano il bicchiere, si unì al suo ospite.
I due uomini restarono qualche minuto in silenzio, assaporando il formaggio e il vino. Il sole era ormai calato del tutto e dalla finestra della piccola casa dell’anziano entrava un’arietta fresca e profumata di mirto, misto a qualche altro odore di macchia mediterranea.
«Lei è un bravo venditore!» disse improvvisamente Jacopo, rompendo così il silenzio.
«Si spieghi meglio» incalzò Rimedio.
«Sa benissimo che io avrei solo da perderci prendendo in considerazione la sua offerta, sempre che lei non mi stia prendendo in giro dal primo momento in cui è entrato in casa mia. Perché se io accettassi, accadrebbe che il tradimento verso tutto ciò che ho vissuto e verso tutte le persone che ho conosciuto, sarebbe completo. Definitivo. Ragioni sul mio discorso e segua bene ciò che sto per dirle. Se mi è stato concesso, da non so chi o cosa, di vivere questa esistenza e di fare queste e non altre particolari esperienze, è perché io avessi la possibilità di scegliere ogni singola azione, di fare consapevolmente la scelta giusta che ritenevo adatta per quel momento o quella situazione. Fosse essa buona o cattiva era la scelta corretta e per questo saggia. Se ho sposato la donna che ora è morta ma che, come se fosse davanti a me, continuo a portare nel cuore, è perché credevo che fosse la donna per me, l’unica che io potessi amare. Se ora decidessi di firmare e di vivere un’altra vita, sarebbe come se rinnegassi ogni mia decisione, ogni mio sì e ogni mio no. Sarebbe come sconfessare i miei figli, come sostituirli e anche se, come dice lei, io non avrei ricordo della mia vita passata, so che alla fine dei tempi mi sarà chiesto di saldare i conti, anche di questa scelta. E poi, chi mi assicura che non mi si prospetti una vita di stenti, di povertà o di sofferenza? Chi?»

«Sono certo di non aver mai trovato una persona così aggrappata alla propria vita come lei!» lo interruppe Rimedio «E questo è ammirabile, ma anche, ahimè, tremendamente sciocco. Ora, se l’ora non è tarda e se avrà la pazienza di ascoltare anche me, le spiegherò con brevità di parole le ragioni per le quali lei debba assolutamente accettare la mia richiesta. Se le valutazioni che produrrò e che le offrirò non saranno di suo gradimento o, semplicemente, lei le riterrà poco convincenti, mi farò da parte e le augurerò semplicemente una buona notte.» Rimedio attese qualche istante, poi ricominciò a parlare.

«Quale pensa che sia il senso della vita di un uomo? Semplicemente, quello di vivere la propria esistenza? Di trascorrerla, giorno dopo giorno, guardandosi indietro e riflettendo su quanto sia stata stupenda la giornata appena consumata? Perché di ciò si sta parlando! I ricordi, carissimo Jacopo, per quanto possano essere belli, resteranno limpidi il tempo di una giornata, o poco più, poi sbiadiranno e faranno parte del passato. O pensa, piuttosto, che un uomo debba vivere per restare? Per lasciare un segno, grande o piccolo che sia? Non si illuda, per sua sfortuna è nato in un mondo in cui tutto ha un inizio e una fine, ogni cosa è regolata da questo ciclo: ogni giornata, ogni ora, ogni minuto, ogni secondo. Ogni essere vivente è inglobato in questa sequenza. Così ogni idea e ogni pensiero che produciamo ha avuto origine da qualcosa e terminerà in qualcosa. La vita in sé non ha significato se non intrinsecamente a ciò che sta significando in quel determinato momento. Nessun altro. Ogni cosa prodotta o conquistata resterà là, dove l’abbiamo lasciata. Forse durerà il ricordo di noi o forse no, chi potrà dirlo? Di certo, lei non avrà la possibilità di saperlo. Questo discorso, e poi concludo, è per farle capire che la vita di un uomo ha senso finché la sta vivendo, dopo perde di sapore e svanisce. Quando lei terminerà questa vita non ne avrà un’altra e non avrà memoria di ciò che ha vissuto, non potrà crogiolarsi tra sé e sé ripetendosi: “quando è stata piena la mia vita!” No, perché il termine, che arriva inesorabile per ciascuno, ne determina anche la conclusione. Non perda questa occasione, buon uomo, si faccia un’altra bella vita su questa terra, qualunque essa sia!»
Jacopo restò immobile con il bicchiere di vino in mano. Le parole di Rimedio erano pungenti, affilate e penetravano con facilità nello spirito e nella mente. Erano persuasive e tremendamente efficaci. L’anziano vincitore del premio aggrottò la fronte e rimase ad osservare l’ometto.

«Che strano nome…Rimedio» disse poi di getto, Jacopo.

(continua)

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