Archivi tag: Onofrio

I segreti di Onophrio (prima parte)

Onophrio afferrò la pila di libri che il corriere gli aveva consegnato qualche minuto prima e la depose bruscamente sul tavolo appoggiato alla parete, poi si passò metà palmo della mano sotto le narici e si pulì dal gocciolio che un tremendo raffreddore gli provocava da diversi – troppi – giorni. Il libraio corrugò la fronte e si dedicò a controllare la bolla di accompagnamento che, a prima vista, annunciava un ammanco di tre testi. La frizione della pelle della fronte causata da quella scoperta spostò, fino all’inverosimile, le sopracciglia verso il basso. L’uomo si attaccò subito al telefono per cantarne quattro alla casa editrice che aveva commesso l’errore, per poi fermarsi giusto qualche istante prima che un piede andasse ad infilarsi tra alcuni libri ammassati a terra rischiando di provocargli una pericolosissima caduta all’indietro. Onophrio si chinò a raccoglierli e notò che erano proprio i tre libri mancanti che, chissà come, erano finiti lì sotto. Senza scomporsi troppo e bofonchiando con superficialità li depose sopra il resto dei volumi e, dopo un ultimo risucchio di muco, si diresse verso l’ingresso della libreria.

Il vetro della porta, un po’ sporco e mal tenuto, fece intravedere un cielo grigio, alternato solo da qualche foglia che cedeva il passo alla morte e decideva di lasciarsi cadere. L’uomo aprì la porta e si affacciò fuori per qualche istante, nessuno sembrava arrivare. La Merchants road, la strada principale di Galway, era semi deserta: come poteva non esserlo, si disse, erano le otto della mattina di una fredda giornata di fine novembre. Onophrio rientrò in casa ma rimase a guardare fuori dalla porta, alitò involontariamente sul vetro, poi lo pulì con il giro manica che gli arrivava a metà mano, controllò per l’ultima volta se arrivasse qualcuno e ritornò sui suoi passi, fino al bancone in fondo alla libreria.

Infreddolito dalla bassa temperatura in cui versava il locale, si guardò attorno per qualche istante, osservò per un tempo indefinito le pile di libri che si ergevano alte e pericolosamente in bilico fin quasi all’altezza delle alte scaffalature, diede un colpo d’occhio alla sconfinata quantità di libri che sporgevano da ogni rientranza dei muri o dalle mensole che aveva messo in aggiunta agli scaffali e, infine, volse lo sguardo verso l’angolo più nascosto e in ombra della libreria dove una scala a chiocciola arrugginita e pericolante conduceva al piano di sopra.

Appena Onophrio ebbe aperto il cassetto sotto il banco, sentì la campanella della porta che annunciava l’arrivo di qualche cliente. Sbuffando sonoramente urlò un “arrivo” scocciato e per niente invitante, e si trascinò verso l’ingresso. L’omino, magro, con una barbetta tra il rossiccio e il grigio, che segnava visibilmente il viso e che ne evidenziava la mezza età, si portò fino all’ingresso e si preparò ad accogliere una donna dall’aria incuriosita da ciò che la circondava.
Onophrio non aprì bocca. Restò davanti alla donna, immobile.
Distinta, con i capelli vaporosi tirati all’indietro, un fondotinta molto chiaro, un rossetto rosso tenue e un vitino da vespa, la donna indossava una camicetta bianca con colletto orientale e una gonna a vita alta che ne metteva in risalto i fianchi. Nel suo insieme pareva un ritratto degli anni cinquanta ma trasportato di peso ai giorni nostri. Con sguardo perso tra i libri e fare sospirante e sognante, la donna non sembrava badare alla presenza del libraio. Onophrio, da parte sua, non intervenne per bloccare la sequenza di pensieri che la donna sembrava visualizzare virtualmente davanti a sé e questa si fermò soltanto dopo che il corpo dell’uomo non le bloccò forzatamente la camminata.
«Oh Gesù!» esclamò la donna, accortasi finalmente della presenza dell’uomo.
«Signor Ounophriou, non l’avevo vista…avevo giusto bisogno di lei»
«Faccia alla svelta, signorina Dasy, mi dica che libro desidera. Il solito romanzo rosa? O preferisce distrarsi con qualcosa che impegni maggiormente la mente, sempre che questo non rischi di produrre uno sconquassamento al suo interno, visti i lunghi anni di letargo in cui l’ha costretta con quell’immondizia di letteratura, se così si può chiamare!»

Dasy rispose a quel consiglio con un risolino devastante per le orecchie e tremendamente fastidioso per i nervi, e con un leggiadro movimento della mano si tolse un guanto ed estrasse dalla borsetta perfettamente intonata alle scarpe viola un bigliettino che porse all’uomo.
Onophrio lesse con attenzione il contenuto del foglietto e annuì con la testa, poi si voltò e si diresse verso la zona più interna della libreria per tornare qualche minuto dopo con in mano un libercolo vecchio di edizione, ma nuovo di zecca. Prima di consegnarlo alla signorina Dasy, Onophrio vi soffiò sopra per ripulirlo dalla polvere, vi passò sopra un canovaccio che serviva proprio a quello scopo e si diresse con la donna al seguito verso il bancone. Sistematosi ditro la cassa alzò nuovamente la faccia verso la donna, espresse sonoramente il suo disappunto, batté il totale e attese che la donna lo pagasse.
«Signor Ounophriou, lei ha proprio tutto, ecco qua!» e gli porse i diciannove euro del costo del libro.
«La smetta di adulare per niente e vada via, che ho da fare!» disse l’uomo, invitandola in malo modo ad uscire dal negozio. La donna rispose nuovamente con una risatina, se possibile, peggiore della precedente, e uscì dal negozio.

(continua)

Annunci
Contrassegnato da tag , ,